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Il mulino della Fota è documentato negli antichi catasti del Settecento come parte dei beni dell’Università di San Giuliano del Sannio, cioè dell’amministrazione comunitaria dell’epoca.
In una tavola del Libro delle piante – intitolata “Contrada detta allo Molino” – il fabbricato del mulino, la vasca e il vallone sono disegnati con precisione e inseriti all’interno di un territorio delimitato da confini e punti di riferimento agrari. 

Questo ci conferma che il mulino non era solo una struttura privata, ma un’infrastruttura collettiva: un luogo dove si trasformava il grano in farina, ma anche uno spazio di incontro, scambio di notizie, relazioni quotidiane. 

Foto 6 – tavole del Libro delle piante dell’Università di San Giuliano del Sannio

la fota

Com’era fatto un mulino ad acqua

Foto 7-schema del funzionamento dell’ex mulino e della fota

il funzionamento

L’acqua, convogliata a monte nella grande fota, veniva rilasciata attraverso una bocca di scarico che alimentava la ruota del mulino.
La ruota, a sua volta, azionava l’albero e la macina all’interno dell’edificio.
La forza dell’acqua doveva essere regolata con attenzione: troppa, e il sistema rischiava di rompersi; troppo poca, e il mulino non rendeva.
Il mugnaio viveva in equilibrio tra tecnica, esperienza e conoscenza del territorio: sapeva leggere il tempo, le piogge, le sorgenti, il ritmo delle stagioni e dei raccolti.